Scroll o click? Un confronto di User Experience

Per anni, i web designer hanno fatto i salti mortali per includere chissà quante informazioni nei primi 800 pixel verticali della pagina. Perché l’utente, si sa, non scorre la pagina… ma come sono cambiate le abitudini degli utenti, nel frattempo?

mouse scroll user experience

Molte volte, quando affronto con un cliente le fasi iniziali di un progetto, mi rendo conto di come l’approccio sia spesso “copiamo il nostro miglior concorrente”. E’ una scelta comprensibile: si gioca sul sicuro perché qualcuno ha già fatto scelte di design ed user experience e ci si può limitare a declinarle sui propri obiettivi aziendali. Semplice, no?

Certo, però…  con la sua logica conservativa, è anche una grande occasione persa di differenziarsi, innovare e proporre al cliente modalità di interazione al passo con i tempi.

Un esempio tipico è come deve essere posizionato il contenuto di una pagina web e quanto ce ne deve essere. Le risposte sono essenzialmente due:

  • Contenuto frazionato e distribuito tra molte pagine, accessibili attraverso click del mouse (mediante menù di navigazione, link o pulsanti).
  • Contenuto caricato in un’unica pagina, accessibile mediante scroll del mouse (ed eventualmente caricato progressivamente mediante AJAX).

 

Fino a qualche anno fa la questione aveva solo una risposta: click del mouse. Il consenso generale era che gli utenti non leggevano pagine troppo lunghe, fermandosi a quella che era la parte superiore e ignorando tutto quello che c’era sotto la linea di galleggiamento del browser (ovvero il punto in cui la risoluzione dello schermo “tagliava” il contenuto).

CONFRONTIAMO LA USER EXPERIENCE

Ma oggi è ancora così? La mia neanche tanto azzardata risposta è un deciso NO, per tre motivi principali:

  • SOCIAL NETWORK, SOCIAL NETWORK E SOCIAL NETWORK! La stragrande maggioranza degli utenti ha oramai familiarità con uno o più social network – anzi molti utenti usano i social network più che qualsiasi altro sito. E, guarda un po’, tutti i social network usano come metodo di posizionamento dei contenuti la pagina unica con scroll del mouse. Esempi ovvi? Facebook, Twitter, Google Plus, Pinterest, Linkedin, Instagram… Chilometri di rotelline del mouse sono stati consumati scorrendo le bacheche di tutti questi social e creando nuove abitudini d’uso.
  • DISPOSITIVI MOBILE! Tablet. Smartphone. Smartwatch. SmartTV. Wearable. Tutti questi dispositivi hanno letteralmente spappolato l’idea di pagina con dimensioni e layout fissati (inclusa la famigerata linea di galleggiamento). In risposta, web designer e developer che sviluppano guardando al futuro hanno adottato la filosofia del responsive design. Ma in molti di questi dispositivi, interagire scorrendo il contenuto (swipe, nel caso dei device dotati di touch) è molto più agevole che non cliccare su menù o altre complesse interfacce di navigazione – ad esempio, menù a cascata.
  • TEMPUS FUGIT! Nonostante il contenuto del web aumenti continuamente, i tempi di attesa e di fruizione sono sempre gli stessi: gli utenti hanno sempre poco tempo (e ancor meno pazienza).  Caricare progressivamente su una pagina che scorre è più veloce che non far ridisegnare al browser un layout e scaricare altre risorse – se non altro perché vengono fatte meno chiamate al server.

 

Questi sono solo alcuni dei motivi (a mio parere particolarmente significativi) che hanno favorito la diffusione dello scorrimento (mouse scrolling) a discapito del click del mouse. E lo si può notare navigando quotidianamente, notando anche come il numero dei one-page sites sia andato aumentando costantemente.

Sicuramente il mouse scrolling non è una panacea miracolosa da utilizzare sempre, in quanto comporta qualche svantaggio:

  • Mantiene l’utente nel flusso della lettura, diminuendo le interruzioni e rendendolo più facile da guidare, ma può offrire una sfida per offrire una navigazione strutturata.
  • Può essere tecnicamente più complesso da realizzare.
  • Richiedendo un numero minore di pagine presenti, può essere meno efficace per quel che riguarda l’indicizzazione dei contenuti e le analytics.

 

La decisione di quale pattern di user experience utilizzare deve, quindi, essere pesata progetto per progetto, senza farsi condizionare dall’esistente o dalle scelte dei concorrenti… che magari sono ormai datate e superate dai cambiamenti nelle abitudini d’uso dei nostri visitatori.

Condividi questo articolo

Leave a comment