Vi raccontiamo il SMMdayIT 2018

Dal 17 al 19 maggio 2018 si è tenuta a Milano la sesta edizione dell’SMMdayIT, evento di Social Media Marketing Digital Communication, con 40 speaker impegnati in oltre 24 ore di interventi. Ecco il nostro racconto (condensato) e le nostre impressioni.

Premesso che condensare in un unico post tre giorni di intensi speach è praticamente impossibile, abbiamo pensato di riportare solo gli spunti di riflessione e gli aspetti che maggiormente hanno catturato la nostra attenzione.

Se da un lato è vero che in ALGORITMA non ci occupiamo di direttamente di Social Media Marketing, è altrettanto vero che i Social Media sono oggi talmente ed indiscutibilmente radicati nel nostro strato sociale, influenzano decisioni (apparentemente anche elezioni) e per molti sono l’unica fonte di informazione alla quale attingere, che era quanto meno doveroso presenziare all’evento italiano più autorevole in materia e comprendere a fondo certe dinamiche.

Si è vero, che i Social Media siano per molti l’unica fonte di informazione alla quale attingere, è un’affermazione che fa inorridire ma è un dato di fatto più volte sottolineato anche da molti dei relatori in sala, ad iniziare dal direttore di ANSA.it Luigi Contu che ha anche sapientemente illustrato la problematiche legata al fenomeno delle fake news e dei rischi che comportano.

D’altronde se pensiamo ad esempio ai cosi detti “millenials”, tra i principali fruitori di Social Media, viene subito lecito pensare che non si documentino poi molto su carta stampata o testate giornalistiche al di fuori di Facebook, Twitter e compagnia bella.

Ma i Social non sono la nuova “edicola” e il giornalismo non è un mestiere per Facebook, parola di Sergio De Luca direttore della comunicazione di Confcommercio.

Prima però di raccontarvi un po’ meglio quello che più ha colpito la nostra attenzione, ci teniamo a sottolineare che non sempre capita di sentir parlare gente del calibri del già citato direttore di ANSA.it, o l’Head of Digital di Medici Senza Frontiere o ancora lo Chief Communication di A.C. Milan, il Digital Communication Manager di Alitalia o il Social Media Manager di #CheTempoCheFa solo per citarne alcuni. Quindi complimenti agli organizzatori per la scelta degli ospiti.

Inevitabilmente c’è stato anche qualche “marchetta” o speach di livello inferiore, ma nel complesso un evento di ottima caratura che quest’anno aveva come claim “Think Digital, Be Social, Shake Hands“.

L’affermazione iniziale “Se non sei sui social, non esisti” potrebbe far storcere il naso ai più però è ancora vero che oggi non avere una strategia social, per molte aziende aquivale all’oblio. Se poi pensiamo anche per un solo istante a quante “star” sono nate proprio grazie ad un sapiente (bisogna riconoscerlo) utilizzo dei social, forse l’affermazione di Andrea Albanese non è poi così campata in aria.

Il caso de “Il Milanese Imbruttito“, nato casualmente in un pomeriggio e divenuto oggi brand con linea food, vino, libri, eventi e molto altro è un’esempio di quanto detto qui sopra. L’idea giusta, nel momento giusto veicolata tramite ilgiusto canale.

Canale, quello dei Social Media, che presenta però grossi rischi non solo legati alla veridicità delle informazioni ma soprattutto legati alla sicurezza dei dati e delle nazioni.

Che dite?! Affermazione forte?

La frase di Andrea Zapparoli Manzoni (cercate su Google chi è) “Oggi si può attaccare una nazione con un portatile, una wifi pubblica e 10mila dollari di software.” fa più che riflettere e i casi studi presentati sono indiscutibili.

I Social Media presentano quindi rischi ma anche opportunità e per cogliere al meglio queste ultime, così come in qualunque settore, bisogna avere delle competenze eccezionali altrimenti “non serve”. Bisogna studiare, puntare sulla crescita della propria professionalità per il bene aziendale e sperimentare sempre.

Riportiamo un consiglio (anzi tre) per una corretta e moderna gestione dei social media aziendali:

1) sperimentare sempre perché le piattaforme sono in continua evoluzione
2) essere trasparenti
perché i clienti lo apprezzeranno e non dimenticheranno
3) rispondere sempre a tutti
nel bene e nel male …

Proseguendo con i temi trattati, tutti voi avrete certamente sentito parlare della figura dell’influencer. Gli influencer utilizzano sempre più spesso i social media per dialogare con le aziende. Non con la nostra e magari forse (per ora) nemmeno con la vostra. Bene, ma cosa centrano gli influencer? Centrano perché la vera sfida di un community manager, rifacendoci alle competenze necessarie, è quella di confrontarsi con situazioni complesse cercando di cogliere (se possibile) le opportunità di brand exposure. Interessanti i casi esposti dal Digital Communication Manager di Alitalia Andrea La Corte.

Ricordiamoci poi che un Brand, anche sui social, è per sempre! Quindi fare sempre molta attenzione a come gestiamo certe situazioni.

Ma anche se si è un Comune (vedi il caso di Trieste) l’utilizzo del Social è importante per ascoltare cittadini e turisti e rendere la città più smart e attrattiva.

Uno degli interventi certamente più fitto di spunti di riflessione è stato quello di Mariano Diotto, Brand Strategist e direttore del dipartimento di Comunicazione dell’Università IUSVE.

Il percepito è più forte dell’oggettivo” e “l’emozionale vince sul razionale” sono solo alcune delle frasi che ci portiamo a casa dal suo intervento. Cosa che sicuramente faremo nei prossimi giorni sarà leggere il suo libro Brand Positioning: Applica Le 15 Leggi di Diamante Per Diventare Leader Del Tuo Mercato.

Tutto molto bello ed affascinante, così come molti degli spunti che ci arricchiscono in questi giorni. Bisogna però pur sempre fare i conti con le aziende italiane con le quali tutti noi abbiamo quotidianamente a che fare e con quelli che sono i principali ostacoli che incontriamo, quando parliamo di trasformazione digitale.

Vediamoli insieme:

  • Resistenza culturale al cambiamento … tipica la frase “ma fino ad oggi abbiamo sempre fatto così
  • Mancanza di vision da parte delle leadership
  • Risorse finanziarie insufficienti … questa è una nota dolente da tenere sempre molto in considerazione
  • Difficoltà a conservare i migliori talenti … i cervelli non fuggono solo all’estero … spesso cambiano solo azienda
  • Mancanza di innovazione interna

Il cambiamento fa paura, ma il cambiamento è necessario se le aziende voglio sopravvivere e aver successo nella trasformazione digitale. Trasformazione digitale che ha lo scopo di avvicinarsi sempre di più alle persone.

Con un po’ di cinismo (ma un certo fondo di verità) sono poi stati espressi dei concetti chiave legati ai Social quali ad esempio il fatto che la gente non va su Facebook per prendere decisioni, ma va su Facebook per non prenderle e da qui il fatto alle persone non va dato ciò che vogliono, ma quello che desiderano dopo averlo provato. 

È chiaro che ognuno di noi può interpretare tali affermazioni e trarne le dovute considerazioni, ma è pur vero che in molti casi l’approccio delle persone verso i Social è molto passivo e facilmente condizionabile.

Altro aspetto sottolineato in più riprese è stato quello del valore dei video: i video sono ciò che funziona meglio su Facebook e si promuovono a bassi costi.

I video vanno comunque realizzati con una certa attenzione e qualità (quindi un costo) e promossi su Facebook (quindi altro costo). Giusto per chiarezza.

Si è poi anche parlato di SEO e la cosa non deve apparire strana perché ogni ambiente ha la sua SEO. Google, Facebook, YouTube, Instagram … ogni strumento ha il proprio motore di ricerca interno, quindi la propria SEO.

Alcuni dei punti trattati meritano approfondimenti e adeguati post che non mancheremo di pubblicare. Nel frattempo rinnoviamo i complimenti a tutto lo staff del SMMdayIT e ci vedremo di certo il prossimo anno!

 

 

 

 

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